Questa rubrica era un’idea che mi vagava per la testa da tempo, leggendo questo blog per tenermi aggiornato sul basket americano ed europeo, rimanendo talvolta piacevolmente sorpreso dalle chicche dei blogger, mi chiedevo perché non si parli mai di pallacanestro di zone (cestisticamente) più “esotiche” del pianeta. Finché un giorno una semplice discussione di MSN sul passato cinese di Bonzi Wells è divenuta il pretesto per proporre questa rubrica a chi questo sito lo gestisce.
Cercherò di non annoiarvi con risultati o statistiche, che potete facilmente reperire in altre pagine online, il mio obiettivo è quello di raccontarvi storie di basket (più o meno) provenienti dal continente col più alto numero di giocatori di pallacanestro (concentrandomi sul paese che ha dato la prima prima scelta NBA non statunitense, a non aver frequentato il college negli states), aneddoti e curiosità, vissuti spesso in prima persona, che spero vi aiuteranno ad apprezzare sempre più questo sport e la sua incredibile diffusione.
Prima tappa, Pechino.
È impressionante la facilità con cui si possa trovare un campo da basket in Cina. Se mai vi capitasse di fare un qualsiasi viaggio in treno all’interno del paese più popoloso del pianeta, gettate un’occhiata dal finestrino quando passate nelle vicinanze di un villaggio, o quando transitate per una stazione minore. Subito non ci si fa caso, si tende a focalizzare lo sguardo sulle case di mattoni, sulle latrine all’aperto e sulle strade in terra battuta, all’improvviso si nota la presenza un campo da pallacanestro regolamentare, con due normalissimi canestri.
Arrivati nella capitale il campo da pallacanestro diventa una consuetudine, playground sparsi un po’ ovunque per la città, a qualsiasi ora del giorno vi capiterà di vedere qualcuno giocare a basket, magari a pochi metri da una delle tante strade a otto corsie che avvolgono Pechino.
Visita obbligatoria a Pechino è la Città Proibita. Una volta che sarete passati sotto il faccione di Mao per entrarvi, vedrete due paia di campi da basket. Già, appena dentro il più importante “monumento” storico della Cina ci sono quattro campi da basket (ahimè,con fondo in erba sintetica come il peggiore dei campi da calcetto nostrani).
A quel punto non vi resta che giocare in uno dei tanti playground della città. Potreste trovare il cinquantenne signor Wang, 150cm di altezza nella carta d’identità, che vi manderà a svitare lampadine per poi punirvi col suo pulitissimo passo e tiro, magari a fine partita vi racconterà dei tempi in cui giocava per cina-2l’università di Pechino o vi offrirà una Zhongnanhai, le sigarette della capitale; oppure potreste imbattervi in uno studente del liceo, che fiero dei suoi 190cm vi mostrerà come schiacci bene a due mani e come a lui la difesa non interessi; se sarete meno fortunati vi capiterà di imbattervi in un sei contro sei a metà campo.
Quasi sicuramente non vedrete mai nessuno tirare da 3. Se per caso segnaste un paio di tiri da oltre i sei metri e 25, verrete immediatamente additati come fenomeni del basket europeo.
La cosa sorprendente è la differenziazione sociale del giocatore di playground pechinese medio, si va dall’operaio al commercialista e dallo studente al professore in pensione. Anche se tutti conoscono le regole e sanno più o meno palleggiare, raramente si vedranno dei buoni giocatori, proprio questo ci dimostra che tendenzialmente in Cina un pallone non viene preso a calci, ma viene preso in mano e lanciato verso un anello.
Che il basket sia lo sport nazionale in Cina (anche se il tennistavolo non ha perso il suo pluridecennale fascino) lo prova anche la televisione. CCTV, la rete televisiva pubblica, ha un canale di solo sport che trasmette in chiaro una partita NBA al giorno (naturalmente prediligendo le partite con giocatori cinesi). Vi garantisco che svegliarsi la mattina e vedere in diretta una partita della finale NBA è qualcosa che ti cambia la giornata. In meglio ovviamente.
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